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2 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:54
Quel giovedì sera il giovane difensore dell’Udinese aveva pensato di uscire per andare a bere qualcosa in un bar vicino a Gemona del Friuli. Giorgio Battoia, settore giovanile nella Juventus, giocava poco, perché con l’allenatore argentino Humberto Rosa non c’era mai stato feeling, quando invece l’anno prima era un titolare dei bianconeri in Serie C. Si trovava in compagnia di un amico e delle rispettive fidanzate. Erano all’interno del bar seduti a un tavolino al primo piano, quando poco prima delle 21 arrivò una prima rapidissima scossa, poi 20 secondi più calmi e quindi una catastrofe lunga un minuto. Il 6 maggio 1976 tremò tutto il Friuli, purtroppo fu soltanto la prima notte di paura. Il terremoto verrà ribattezzato Orcolat, come il mostro delle favole che terrorizzavano i bambini di allora. L’epicentro fu localizzato tra i comuni di Gemona del Friuli e Artegna. Un migliaio furono i decessi, tremila i feriti e una infinità gli sfollati.
“Io sono nato nell’alta Valle del Torre, ma con i miei mi sono trasferito presto a Udine, una trentina di chilometri di distanza – racconta Battoia a ilFattoquotidiano.it – sono stato sin da piccolo abituato a qualche scossetta, al lampadario che si muoveva. Ma niente di paragonabile a quel minuto che non finiva più… Non finiva più… scendemmo le scale del bar non so neanche come, il locale era su due piani e non riuscivamo a mettere un piede dopo l’altro, a trovare l’appoggio degli scalini. Ebbi come la sensazione di non contare più niente. Siamo infine riusciti in qualche modo ad uscire dal locale e preso dal panico ho fatto fatica anche a mettere in moto l’auto, davanti a me una palazzina di sei-sette piani si muoveva“.













