Paolo Fantoni aveva 18 anni: ricorda bene la notte del sisma, i rumori delle case crollate, la distruzione della fabbrica di Gemona: «Solo più tardi abbiamo saputo che era crollata anche quella di Osoppo, dove lavoravano 350 persone. Il giorno dopo mio padre e alcuni operai erano già in azienda, per ricostruire. L’8 maggio abbiamo dato comunicazione che gli stipendi del mese erano a disposizione,come segnale di fiducia. Due roulotte facevano le veci rispettivamente della direzione e dell’ufficio del personale».
La ricostruzione
Lo stabilimento di Osoppo è stato sostituito da uno nuovo, già in costruzione all’epoca del sisma: il sito distrutto ha completato la riconversione a metà degli anni Ottanta e oggi ospita la produzione di pannelli per il gruppo, che è arrivato a 1.100 addetti, di cui 700 proprio a Osoppo. La scelta fondamentale «fu quella di sistemare la popolazione in tendopoli per evitare l’emigrazione di massa e tenere le persone vicine alle fabbriche», ricordano oggi gli imprenditori simbolo delle aziende ripartite dalle macerie.
Cinquant’anni dopo, il Friuli ricorda il terremoto, che il 6 maggio 1976 colpì la regione devastando un’area di 5.700 chilometri quadrati, interessando 137 comuni e circa 600mila abitanti. Nell’area epicentrale crollarono o furono irrimediabilmente danneggiate circa 17mila abitazioni, causando 989 morti, oltre 3mila feriti e 100mila senza tetto. Furono colpite 279 aziende industriali, di cui 166 associate all’Associazione degli industriali friulana, con oltre 10mila dipendenti. Circa il 40% del sistema produttivo udinese si fermò.











