Non bastano più le parole; in questo preciso momento storico servono i fatti. E quanto accaduto prima, durante e dopo la celebrazione del 25 aprile ne è la prova. In Italia la strada verso una pacificazione nazionale, mai davvero compiuta, sembra sempre più un miraggio. Per molti, troppi, la guerra civile non è mai finita. E oggi quel sentimento di odio verso chi la pensa diversamente trova spazio in sempre più piazze. Per questo servono prese di posizione concrete. Da sinistra verso destra e viceversa. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, nei giorni scorsi ha confermato la sua presenza alle celebrazioni istituzionali in ricordo di Sergio Ramelli: questa mattina, presso i giardini a lui intitolati, si terrà la commemorazione del giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso da Avanguardia Operaia. La targa posizionata in quel parco risale al 2005, quando a inaugurarla fu Gabriele Albertini.

Oggi è il momento di fare un passo in più. Tempo fa il sindaco dem aveva proposto di intitolare dei luoghi alle persone uccise dall’odio politico. Progetto, su sua stessa ammissione, finito nel dimenticatoio: «Mi pare che la mia idea non abbia raccolto molto entusiasmo, quindi non sto a riproporla». E qui sta l’errore. Oggi è il tempo del coraggio: con l’odio politico che cresce, non ci si può voltare dall’altra parte. Il centrodestra, in Regione Lombardia, sta facendo la sua parte. Lunedì la giunta ha approvato l’istituzione di borse di studio in memoria di Sergio Ramelli e Fausto e Iaio (militanti del centro sociale Leoncavallo uccisi nel 1978).