Non è 25 aprile se non c’è polemica anti-governo. Questo è lo spirito giusto, a sinistra, per affrontare la ricorrenza. Così, se l’anno scorso fu l’invito a festeggiare con sobrietà la Liberazione data la concomitanza con il lutto nazionale per la morte di papa Francesco ad accendere gli animi a sinistra, quest’anno si ripiega su La Russa e sul fatto che vuole rendere omaggio ai morti della parte sconfitta e di quella vittoriosa. Ai morti, italiani, non alle ideologie. Ma la differenza pare sfuggire ai più. La Russa torna nel mirino delle retoriche progressiste, dunque, anche se un anno fa, al termine degli interventi per la commemorazione dell’80esimo anniversario della Liberazione, il presidente del Senato aveva invitato l’Aula ad alzarsi in piedi per ricordare «tutti i caduti di quella terribile fase della nostra storia». Tutti i morti, appunto, esattamente quello che ha ribadito quest’anno. I morti di cui scrisse Cesare Pavese ne La casa in collina, esseri umani e non più nemici.
La vis polemica caratterizza la vigilia del 25 aprile. La giornalista Sara Menafra a Omnibus su La7 accusa: oggi per la destra si deve parlare di Fiume e non della memoria della Resistenza. Questo mantra nasce dal fatto che è di recente uscito il film Alla festa della rivoluzione che è ambientato a Fiume durante l’impresa dannunziana ma non è un film su Fiume. Poiché ha ricevuto fondi dal Mic si è voluto vedere in questo prodotto cinematografico un investimento culturale, addirittura quasi revisionista, da parte del governo. Basterebbe vedere il film per capire che si tratta di una tesi del tutto infondata. Mussolini è un bieco traditore mentre i bolscevichi e i loro emissari sono coraggiosi idealisti.












