Caro direttore, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, dichiara che, il 25 aprile, tornerebbe ad omaggiare sia i partigiani al cimitero di Milano, sia i caduti della Repubblica Sociale Italiana. Vale a dire omaggerebbe, ed equiparerebbe, sia le vittime che i carnefici, insistendo così nel proposito di banalizzare la lotta di liberazione e di deresponsabilizzare il regime fascista. Se il presidente vuole ricordare anche i caduti di Salò, gli rammento che il giorno della commemorazione dei defunti è il 2 novembre.
Cosimo Moretti Martellago (Ve)
Caro lettore, è evidente che non si può mettere sullo stesso piano chi combatté e perse la vita per la libertà e chi si adoperò per perpetuare la dittatura e il fascismo. Il 25 aprile si chiama per questo Festa della Liberazione, perché segna la fine di una stagione liberticida, che invece chi scelse la Repubblica sociale di Salò voleva, seppur sotto forme diverse, proseguisse. Tutti i morti hanno diritto ad eguale rispetto, ma sul piano politico e storico, in una guerra civile, non tutti i morti sono uguali.
Detto ciò credo che a oltre 80 anni di distanza dalla Liberazione bisogna accettare il fatto che ciascuno celebri questa data riconoscendone quindi la sua importanza per la nostra democrazia e per la storia del nostro Paese, ma lo faccia con la propria identità, la propria storia e la propria sensibilità. Purtroppo non esiste, non è mai esistita e difficilmente potrà esistere una memoria condivisa di quella pur straordinaria stagione. Perché molto poco è stato fatto per costruirla. La lotta di liberazione non è mai diventata, per usare un'efficace espressione di Gian Enrico Rusconi, «una solida memoria collettiva». Prima di tutto proprio tra le forze che si richiamavano all'antifascismo.










