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Ultimo aggiornamento: 6:32
di Rossella Dotta
Benché la ricorrenza del 25 aprile sia “divisiva”, quest’anno dovrà essere celebrata più intensamente, quantomeno per coerenza post referendaria. La ragioni di questa natura conflittuale sono molteplici e risalgono a quando in Italia non ci fu solo una guerra di liberazione dall’occupante nazista, ma anche una guerra civile di repubblichini di Salò, italiani che avevano scelto il lato opposto rispetto ad altri italiani.
Quella ferita si riapre ogni 25 aprile perché non è mai stata elaborata collettivamente fino in fondo, come è accaduto in Germania. Storicamente, le formazioni partigiane più numerose e organizzate erano comuniste e socialiste e questo ha fatto sì che nel dopoguerra la memoria della Resistenza venisse percepita come patrimonio della sinistra. La destra italiana post-fascista, confluita nel Msi prima e in An poi, ha faticato per decenni a fare i conti con quell’epilogo, oscillando tra la rimozione e la rivendicazione di un’identità che affondava le radici proprio nel lato sconfitto.













