25 aprile 24 aprile 2026 Esponenti dell’attuale maggioranza hanno spesso preferito polemiche, silenzi e altri eventi alla festa della Liberazione. Da quando sono al governo qualcosa è cambiato ANSA In occasione del 25 aprile, giorno della festa della Liberazione dal nazifascismo, tornano ciclicamente nel dibattito pubblico le polemiche sulle dichiarazioni, o sui silenzi, degli esponenti politici di destra. Al centro dello scontro c’è da tempo il significato della ricorrenza: da un lato c’è chi ne sottolinea il valore simbolico, legato alla fine del fascismo, al ritorno della democrazia e alla nascita della Repubblica; dall’altro c’è chi ritiene che il 25 aprile sia stato nel tempo associato soprattutto a una parte politica e che, per questo, risulti “divisivo”.

Quest’anno a riaccendere la discussione è stato Roberto Vannacci, fondatore e leader di Futuro Nazionale. «Il 25 aprile io festeggio San Marco», ha dichiarato qualche giorno fa l’ex generale durante l’inaugurazione di una sede del partito a Napoli, riferendosi alla ricorrenza del patrono di Venezia. «Quando la Liberazione diventerà una festa unitaria, che unisce tutti gli italiani, scenderemo in piazza tutti quanti», ha aggiunto. In un’intervista all’Adnkronos, l’ex generale ha poi spiegato di volere «una riconciliazione vera, capace di onorare tutti i caduti, al di là delle divise, di chi era partigiano o repubblichino, di chi era da una parte o dall’altra», confermando che non avrebbe celebrato il 25 aprile.