Perché in Italia non si riesce a chiudere la lunga stagione dei risentimenti del dopoguerra, lo strascico insomma della guerra civile che concluse il secondo conflitto mondiale e che impedisce una vera e duratura pacificazione? Se lo chiedeva Ernesto Galli della Loggia sul Corriere due giorni fa e addossava la responsabilità di voltare pagina («seppellire i morti per dare un futuro ai vivi») a Giorgia Meloni che, in quanto vincitrice delle elezioni del 2022, aveva l’occasione di «sancire la fine delle ostilità». Certo l’occasione era a portata di mano, se il fronte avverso non avesse da subito trattato la nuova premier di destra come un abusiva, arrivata a Palazzo Chigi per una beffa del destino e per l’incapacità di unirsi delle opposizioni, se non l’avesse da subito considerata la “nemica” per eccellenza, nemica della Costituzione e persino nemica delle donne che avrebbe voluto rimandare ai fornelli, in omaggio alle mussoliniane massaie rurali. Il repertorio lo conosciamo ma vi si è aggiunto, grazie a una rinata energia di piazza del mondo antagonista organizzato in guerriglia paramilitare, il ritorno a un clima da anni Settanta che certo non giova al rispetto reciproco tra le parti.