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25 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 15:25
Davvero il motto latino “se vuoi la pace prepara la guerra” – pronunciato in Parlamento dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – è un principio a cui oggi è necessario uniformarsi? Il riarmo garantirà la nostra pace? Il rapporto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) segnala che nel 2024 la spesa militare globale ha subito un incremento del 9,4% rispetto al 2023 segnalandosi come il più grande aumento annuale dalla fine della guerra fredda, all’interno di un trend di crescita continua che attraversa un decennio (www.eticasgr.com). Un’isteria collettiva, figlia dell’incapacità della comunità internazionale e dell’Onu di porsi a garanzia della pace. Dal canto loro, Stati Uniti e Russia tra i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno contribuito a destabilizzare gli assetti mondiali. Si è creato un disordine globale che porta a convogliare maggiori risorse verso le spese militari, a detrimento di politiche economiche incentrate sullo sviluppo e il benessere.
L’innalzamento delle spese militari produce reazioni di incremento a catena: accade oggi come avvenne in passato. L’esempio classico è la corsa agli armamenti che sfocia nella Prima guerra mondiale, laddove il conflitto è visto come soluzione all’instabile equilibrio europeo e alla riduzione degli scambi commerciali. L’esito che ne è scaturito ha prodotto circa 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti, senza rimuovere in alcun modo le cause che hanno generato lo scontro e creando le premesse per lo scoppio della Seconda guerra mondiale.











