Nella mente dell’intellettuale di sinistra l’Italia è in piena era fascista, con la Ducia Giorgia che firma editti, mentre la macchina della propaganda guidata dal mefistofelico Giovanbattista Fazzolari soffoca la voce dei partigiani spiaggiati a Capalbio. Perbacco, guardateli, sono storditi, i raffinati cervelli, ma non dal manganello, è l’effetto dello spritz. Ne hanno fatto il pieno, se tutto va bene per un paio di legislature.

Ogni giorno i fogli democratici denunciano un gigantesco complotto della destra, una notte della democrazia, la fine della cultura, il dominio dell’ignoranza. Leggere Massimo Giannini su Repubblica è un viaggio psichedelico, è la scoperta di un mondo parallelo dove tutto è decadenza e rovina, teatro e cinema sono moribondi, i libri dei nuovi illuministi circolano in clandestinità.

Siamo alla dittatura, è chiaro, ma ora so, cribbio, finalmente ho capito che il teatrante Stefano Massini è un totem e qualsiasi cosa faccia non si discute, perché Egli possiede la verità. Tutti inalberati per difendere i finanziamenti al suo teatro. Ma non era arte? Macché, Sechi, che cosa mai ti viene da pensare, è sempre una questione di grana, ma trattandosi degli intellò, è fatto nobilissimo non vile pecunia. Sono un provinciale, lo ammetto, ma ora non mi sfugge il mio errore filosofico, la mia grezza pretesa di dire che in fondo voler fermare un sistema che regala soldi per fare film mai visti a un pluriassassino, è cosa buona e giusta. E invece no, non avevo colto l’essenza del piano della destra: lo stop ai soldi a pioggia per i cinematografari immaginari è un attentato alla cultura!