Quel vizietto della superiorità morale non se lo tolgono dalla testa. Dispensano lezioni, non tollerano la destra alla guida dell’Italia, in testa gli ronza ancora e sempre un antifascismo senza fascismo. Per carità, non che ci feriscano più di tanto gli ululati dei comizianti di sinistra. Ci sta che ne dicano di tutti i colori- rosso, in particolare- e in fondo è il loro mestiere. Che altro possono avere da dire nella loro pochezza politica, privi di argomenti ma non di una voce più che possente...
Semmai, a colpire sono i replicanti, quelli che ti stupiscono, perché li leggi ogni volta che scrivono ed è molto meglio di quando parlano. Non credevo ai miei occhi e soprattutto alle mie orecchie, l’altra sera a DiMartedi di Giovanni Floris nel sentire le parole di Alessandro De Angelis, solitamente acuto e arguto editorialista de La Stampa. Si discuteva del governo e anche lui ha dovuto usare le parole magiche della sinistra, come un Nicola Fratoianni qualsiasi: «Camerati», «Colle Oppio». Ormai è una tiritera. Peggio, è un offensivo ritorno al passato. Non considero certo come parolacce le espressioni che ho ascoltato, la prima è appartenuta anche alla mia giovinezza; ma la seconda, Colle Oppio, è diventata uno slang nel linguaggio sguaiato di certa politica, che non conosce la storia.






