Qualcuno non era fascista... Sarebbe stata la giornata del contrordine compagni, ma era ingenuo aspettarselo: nella guerra cieca a Giorgia Meloni e al centrodestra, la sinistra ha spinto troppo avanti la linea del fronte per poter ritornare. Non le resta che resistere nei suoi errori, pregiudizi, mistificazioni. L’arresto del giovane sullo scooter che a margine del corteo del 25 aprile ha sparato con una pistola ad area compressa contro due militanti dell’Associazione Nazionale Partigiani dovrebbe essere motivo di soddisfazione per chi era in piazza e per il campo largo tutto. Eitan Bondì impersona invece il crollo del castello di carta (stampata) e odio partigiano riversato in quattro giorni da una sinistra sempre più estrema nei confronti di una destra che lo è sempre meno.

Già, perché il giovane, già accusato di tentato omicidio, è senz’altro «un criminale», come lo ha definito l’ex parlamentare del Pd, Emanuele Fiano, figlio di Nedo, compagno di Primo Levi e con lui sopravvissuto ad Auschwitz. Però non è di destra, anche se gira in mimetica e ha un casco scuro, particolare questo che per tanti è stato sufficiente a bollarlo come una camicia nera, elmetto compreso. Eitan è un ebreo. Ora il gioco dei compagni sarà dire che in fondo è la stessa cosa, che tra fascisti ed ebrei non c’è più differenza; salvo poi al momento opportuno tornare a rinfacciare a Meloni le leggi razziali del 1938, che pure Giorgia ha definito, nel suo primo discorso in Parlamento, «il momento più basso della storia italiana e una vergogna che ci segnerà per sempre».