Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
27 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:01
“È stata una città intera a dire che Venezia era inadeguata per quel ruolo. Finalmente se n’è accorto anche il sovrintendente, dopo le parole offensive non solo verso il teatro, ma l’intera Venezia, parole irricevibili. È la conclusione, nella sola maniera possibile, di un rapporto in realtà mai nato”. L’ex sovrintendente del teatro La Fenice, Cristiano Chiarot, in un’intervista a La Stampa commenta il “licenziamento” di Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra vicina al governo Meloni, accusata di scarsa competenza da musicisti e coristi e infine ‘licenziata’ dal teatro La Fenice dopo l’accusa di nepotismo all’orchestra. A deciderlo è stato il sovrintendente Nicola Colabianchi a cui il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha dato “piena fiducia”. “Non è solo la vittoria del teatro, questa è la vittoria di Venezia. Anche con i pochi abitanti che le sono rimasti, quando questa città si muove per reagire alle ingiustizie, allora può ottenere qualsiasi risultato”, ha aggiunto Chiarot. Viene chiesto se si attenda un passo indietro anche dal sovrintendente Colabianchi: al suo arrivo alla Fenice “nessuno ha avuto nulla da ridire. Poi, però, ha commesso un grandissimo errore, di cui sono felice si sia reso conto. Quanto al resto – osserva – tra un mese ci saranno le elezioni amministrative: credo che una riflessione sia doverosa, ma poi sarà il prossimo sindaco a decidere”. Ad una domanda se si possa dire che Venezi sia stata collocata dalla politica, Chiarot risponde che “è stato il sindaco Luigi Brugnaro ad ammettere che gli era stata imposta, ad ammettere di avere avuto pressioni da Roma. Dopodiché, comprendo i tentativi per difendere la scelta. Ma era una scelta indifendibile”. L’ex sovrintendente spiega poi che “nessuno avrebbe negato a Venezi la direzione di un’opera. Ma il ruolo di direttore musicale è differente: è un riconoscimento che si conquista dopo la gavetta nei teatri”.













