Mentre Beatrice Venezi si prepara alla battaglia legale, il suo caso ora diventa politico. Archiviato (a fatica) l’aspetto artistico della vicenda - con l’annullamento delle collaborazioni tra il teatro La Fenice e Venezi disposto dal sovrintendente Nicola Colabianchi - il centrodestra guarda alle elezioni comunali di Venezia del 25 e 26 maggio (primo turno). Le polemiche sul direttore d’orchestra rischiano di avere effetti sulla sfida - già in salita, stando ai sondaggi per la successione del sindaco Luigi Brugnaro. In quest’ottica vanno lette le dichiarazioni di ieri, a Montecitorio, del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. Questa la premessa: «Reputavo arrogante la sinistra quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Venezi (il 22 settembre 2025, ndr). Non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che, con la solita autonomia, ha scelto diversamente». Prima considerazione: quel che è fatto - la revoca della nomina di Venezi - è fatto (come confermato anche dal presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone, pure lui di FdI).

Questo non significa, però - ecco l’aspetto politico della vicenda - che la sinistra sia libera di mettere le mani ovunque liberandosi di chi ritiene “sgradito”. Non è un segreto, tanto per dire, che il senatore dem Andrea Martella, candidato del centrosinistra a sindaco di Venezia, abbia già dato il benservito a Colabianchi, nominato dal centrodestra: «Bisogna azzerare tutte le contrapposizioni per il bene della Fenice. Quando diventerò sindaco e presidente della Fondazione me ne occuperò subito per ristabilire un clima di serenità». E visto che oltre a Venezi anche Colabianchi era finito nel mirino di maestranze e pubblico- domenica è stato fischiato con tanto di lancio di volantini dai palchi - il messaggio è chiaro.