Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:06
La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, attraverso il sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di “annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”. La decisione, spiega una nota, è “maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua orchestra”. Il riferimento è a un’intervista rilasciata il 23 aprile scorso al giornale argentino La Nación, in cui Venezi ha accusato l’orchestra di nepotismo: “Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”, le sue parole. Per il sovrintendente, “tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’orchestra”. La Fondazione, conclude, “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.
Era stato proprio Colabianchi, lo scorso settembre, a nominare tra le polemiche Venezi come direttore musicale stabile del teatro veneziano, con incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026. Da allora l’orchestra e il coro sono in stato di agitazione contro la nomina, ritenendo non all’altezza del prestigio della Fenice il curriculum della direttrice, vicina ideologicamente al centrodestra (è diventata nota per la sua richiesta di essere chiamata “direttore” e non “direttrice”). La protesta dei lavoratori era stata messa in atto con particolare evidenza alla prima dello scorso anno, con una pioggia di volantini in platea, e durante il concerto di Capodanno del 2026, a cui musicisti e coristi si erano presentati indossando una spilla con il disegno di una chiave di violino. A marzo, al momento della ratifica della nomina da parte del Consiglio d’indirizzo della Fondazione, si erano dimessi sia il consulente del Teatro Domenico Muti, figlio del celebre direttore d’orchestra Alessandro, sia Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo nominato dal governo.










