Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 14:09

Questo articolo è gratis.

Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione

No, non è stato il sovrintendente Nicola Colabianche, tantomeno il sindaco Brugnaro, neppure il ministro Giuli a cacciare la signora Beatrice Venezi. Per rendersene conto basterà sbirciare appena una rassegna stampa per capire con quanta arroganza l’avessero imposta e difesa, nonostante l’immediata protesta non solo delle lavoratrici e dei lavoratori della Fenice di Venezia, ma anche di quasi tutte le voci più accreditate della critica, della ricerca musicale, in Europa e in Italia. Un dissenso che ha travalicato qualsiasi confine di parte o di partito.