Non sono giorni facili per Beatrice Venezi, trentaseienne direttrice d’orchestra finita al centro delle polemiche dopo che il suo incarico alla Fondazione Teatro La Fenice di Venezia è stato revocato. Fatale un’intervista rilasciata al quotidiano argentino “La Nacion” in cui ha accusato l’ambiente del teatro di pratiche nepotistiche. La Venezi, che a Buenos Aires ricopre un ruolo di prestigio al Teatro Colon (Direttore Principale Ospite), chiarisce ora la sua posizione in un’altra intervista, stavolta al Corriere della Sera: “Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso. Sono arrivati a dire che il Colòn di Buenos Aires è un teatro di provincia. Per dire del savoir faire, le rivelo che ho saputo dell’annullamento dall’Ansa. Il sovrintendente mi ha spedito una mail senza farmi prima una telefonata”. Sul nepotismo alla Fenica, la Venezi spiega: “Mai detto che i posti di orchestrali si tramandano di padre in figlio. Il mio era un paragone tra la mia situazione e quella presente nel nostro mondo. Io non vengo da una genealogia di musicisti, mi sono fatta da sola e nessuno ha avuto per me il minimo rispetto, umano prima che artistico”.