Beatrice Venezi risponde al fuoco delle polemiche e sceglie di farlo dal Sud America. In un’intervista al quotidiano argentino El Clarín, rilanciata dal Corriere del Veneto, la direttrice d’orchestra torna sulle contestazioni che la hanno tormentata dopo la nomina alla Teatro La Fenice, incarico che diventerà operativo da ottobre 2026.

Fin dal giorno successivo all’annuncio, una parte delle maestranze del teatro ha alzato la voce, mettendo in discussione competenze ed esperienza. Un copione già visto, che per Venezi ha radici precise: “Ho capito di essere nel mezzo di una questione politica; era come un modo per attaccare l’attuale governo. C’erano anche le elezioni in Veneto, di cui Venezia fa parte. Oltre a ciò, era un fattore aggravante il fatto che stessero attaccando una lavoratrice, una donna. C’è molto sessismo in Italia. Dopo il momento difficile, ho pensato: ‘Hanno paura del nuovo'”.

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Parole nette, che ribaltano la narrazione di chi riduce la vicenda a una disputa tecnica. La direttrice parla apertamente di pregiudizio politico e di un clima in cui il bersaglio non è soltanto una professionista, ma ciò che rappresenta. Una verità che è sotto gli occhi di tutti. E la direttrice non risparmia una riflessione sul pubblico: “Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano dal turismo. Gli attuali abbonati hanno più di 80 anni. Se non proviamo a fare qualcosa di diverso nel mondo dell’arte, dove possiamo farlo? Altrimenti, i teatri diventano musei. Entrerò in carica a ottobre”.