VENEZIA - Carte bollate in vista? Beatrice Venezi farà causa al Teatro La Fenice per essere stata licenziata in tronco, peraltro prima ancora di mettere piede in laguna? Il comunicato diffuso ieri pomeriggio da Venezi non esclude questa possibilità: «Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno». Venezi aggiunge anche di appreso solo dall’agenzia di stampa Ansa di essere stata cacciata. Nessuna telefonata, nessun colloquio con il sovrintendente Nicola Colabianchi. Solo successivamente, precisa la nota, Venezi «ha ricevuto una lettera formale di risoluzione della nomina». E cosa dice al riguardo? «Si astiene da ogni commento sull'eleganza della forma».
Nel comunicato la 36enne maestra lucchese sottolinea che è «evidente che le dichiarazioni rese al quotidiano argentino La Naciòn il 23 aprile scorso» - quelle in cui si accusava di nepotismo l'orchestra e che hanno innescato la reazione di Colabianchhi - «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell'intervista e non distorte e strumentalizzate. È stata dichiarata una idea specifica e circostanziata che non poteva essere travisata». «Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro - ha aggiunto - a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, su social, giornali, tv in Italia e in tutto il mondo, con l'intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». E ancora: «In Italia essere giovane è un handicap, e poi donna un aggravante. Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta».












