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24 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 17:30
In Parlamento è stato paragonato al gatto di Schrödinger, che nel celebre paradosso è vivo e morto allo stesso tempo. Proprio questo destino, in effetti, tocca all’articolo 30-bis del nuovo decreto Sicurezza, la norma su cui il governo è andato a schiantarsi contro il muro del Quirinale. Introdotto in sede di conversione al Senato, l’articolo prevede un “premio” economico di 615 euro agli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario, da erogare solo “alla partenza dello straniero”: un incentivo per favorire la “remigrazione” – totem dell’estrema destra – ma contestatissimo dalle opposizioni e dalla stessa avvocatura. Alla trovata si è opposto anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha minacciato di non firmare il provvedimento, ottenendo da palazzo Chigi un impegno a riscrivere la norma.
Per intervenire con un emendamento, però, era già troppo tardi: il testo, in discussione alla Camera, doveva essere convertito in legge entro il 25 aprile, e in caso di modifiche avrebbe dovuto tornare a palazzo Madama. Così l’esecutivo ha elaborato una soluzione inedita o quasi: venerdì a mezzogiorno il decreto Sicurezza è stato convertito con dentro l’articolo 30-bis, ma, nemmeno un’ora dopo, un Consiglio dei ministri lampo ha approvato un nuovo decreto-legge, il decreto Rimpatri, che corregge quella stessa previsione secondo i patti con il Quirinale. Dl Sicurezza e dl Rimpatri saranno firmati insieme da Mattarella e pubblicati sulla stessa edizione della Gazzetta ufficiale: il 30-bis quindi di fatto nascerà morto, subito sostituito da un’altra norma entrata in vigore nello stesso momento.













