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Ultimo aggiornamento: 14:12

Nubi temporalesche in arrivo dal Quirinale sul decreto sicurezza. L’emendamento della maggioranza che garantisce agli avvocati 615 euro, accreditati solo a cose fatte, se il migrante accetta volontariamente la remigrazione nel suo paese di origine, sta tenendo in allarme il Colle. Ora spetta alla maggioranza trovare il modo per superare le probabili opposizioni che l’emendamento sugli avvocati troverà al Quirinale. È difficile infatti che la presidenza della Repubblica – come si può cogliere in queste ore – possa apporre la sua firma su un emendamento considerato ormai controverso, che ha causato le proteste degli avvocati e che è stato inserito nel testo all’ultim’ora, e sul quale per giunta c’era già stato il parere negativo sia del ministero della Giustizia, sia di quello dell’Economia.

Qualora la maggioranza dovesse andare avanti e votare anche alla Camera, dopo il sì del Senato, il testo che contiene proprio la norma sulla remigrazione, difficilmente il Quirinale potrebbe firmarlo. Insomma, o il testo cambia oppure decade perché, se la norma incriminata resta lì dov’è adesso, per il 25 aprile, ultima data utile per la conversione in legge, potrebbe non arrivare la firma del Colle. Il motivo è molto semplice. Una volta firmato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge diventa immediatamente operativo. Con esso sarebbe operativa altresì anche la norma sulla remigrazione.