Il 17 aprile il senato ha approvato il secondo decreto sicurezza del governo Meloni, che ora passa alla camera per l’approvazione da ottenere tassativamente entro il 25 aprile. Ma il provvedimento continua a scatenare critiche per le accuse di incostituzionalità, tanto che il 20 aprile il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha convocato il sottosegretario Alfredo Mantovano al Quirinale e ha fatto capire che potrebbe non firmare la norma se non sarà modificata.
In particolare fa discutere l’emendamento in base al quale gli avvocati che offrono consulenza e informazioni a chi presenta domanda di rimpatrio volontario riceveranno un compenso di circa 600 euro dallo stato per ognuno dei loro assistiti effettivamente rimpatriati.
L’emendamento è stato definito da molti un incentivo alla “remigrazione”, cioè alle deportazioni di massa che sono nel programma politico di molti partiti dell’estrema destra europea.
Nel testo si fa riferimento anche ad accordi da stipulare “con il Consiglio nazionale forense” (Cnf), cioè con l’organo di rappresentanza degli avvocati, incaricato di versare i compensi ai legali che collaborano. L’emendamento ha scatenato immediatamente le proteste dell’opposizione e ha provocato l’intervento dello stesso Cnf che ha sottolineato di “non essere mai stato informato di questo coinvolgimento” e ha chiesto al parlamento di eliminare la modifica.











