Apochi giorni dalla conversione in legge, prevista per il 25 aprile, si apre lo scontro sul decreto sicurezza. Il Consiglio nazionale forense, che rappresenta gli avvocati in Italia, si dissocia dalla norma dei rimpatri dei migranti conteuta nel testo. Con un emendamento della maggioranza di governo, il dl avrebbe dovuto introdurre un contributo di 615 euro per gli avvocati che seguono le pratiche dei rimpatri volontari.

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DUILIO GIAMMARIA*

A patto che i migranti tornino realmente nei Paesi di provenienza. La norma è stata già approvata al Senato venerdì insieme al resto del provvedimento, è calendarizzata per martedì prossimo alla Camera e prevede il diretto coinvolgimento del Consiglio forense. L’istituzione che rappresenta l'avvocatura, avrebbe dovuto collaborare con il Viminale sia per definire i programmi di rimpatrio sia per definire i contributi economici. Ora lo scontro sembra certo. «Non siamo stati informati né prima della presentazione dell'emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione - dicono gli avvocati - il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, le attività previste non rientrano tra le competenze istituzionali».