Servono pochi istanti per distruggere e una vita per ricostruire.
E tutto questo dipende dai "signori della guerra", "una manciata di tiranni" nel mondo. Papa Leone in Camerun continua a parlare di pace e guarda al continente dei conflitti dimenticati: l'Africa. Se ne contano almeno trenta attivi, secondo gli ultimi dati dell'Oxfam. Ma Leone XIV si rivolge soprattutto al mondo messo in pericolo da pochi leader che spesso "piegano le religioni e lo stesso nome di Dio ai loro obiettivi militari".
Parole che continuano a disturbare Oltreoceano: "Ho il diritto di non essere d'accordo con il Papa. Non ho nulla da obiettare al fatto che il Papa possa dire ciò che vuole, ma io posso essere in disaccordo", ha ribadito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un clima che ha portato anche ad un falso allarme bomba alla casa del fratello del Papa, John Prevost (non Louis, quello citato positivamente nei giorni scorsi dal tycoon perché "maga"), che vive alla periferia di Chicago. Il Pontefice non arretra, anzi, alza il tono di voce quando parla di pace e usa un linguaggio diretto, fuori dai registri ecclesiali, perché "tutti gli uomini e le donne hanno fame di pace, di libertà, di giustizia" e "ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l'umanità bisognosa di cura", ha detto nella messa oggi a Douala, il centro economico-finanziario del paese dove si toccano con mano le profonde disparità, con il porto e il traffico dei container e le casupole tirate su alla meglio con mattoni, fango e tetti di lamiera. Qui c'è chi pasteggia con il vino francese e chi invece arriva a fine giornata solo con una razione di riso e poco altro.











