Prima un appello contro la manciata di tiranni che devastano il mondo, poi l’affondo sul paradosso della sicurezza insicurezza alimentare africana: il cibo «abbonda» ma viene razionato, «rubato» da chi si «ingozza» a spese delle economie vulnerabili. Nelle ultime 48 ore della visita in Camerun, la seconda tappa di un tour de force fra quattro Paesi africani, Papa Leone ha reiterato due linee chiave in una missione già nata su impronta politica e ravvivata dalle scintille a intermittenza con la Casa Bianca.
Lo scorso 16 aprile, nella sua tappa nella città settentrionale di Bamenda, Leone ha rimesso luce l’ostilità alle politiche di guerra che dilagano su scala continentale e globale. L’affondo si è declinato in prima battuta sullo scenario più immediato, quello di una città cardinale nella cosiddetta crisi anglofona: lo scontro fra indipendentisti di lingua inglese e governo centrale che tiene da un decennio sotto scacco il Paese con stime di diverse migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati.
Sullo sfondo, la sferzata non ha potuto che lambire anche Washington e le varie offensive della Casa Bianca contro il primo papa connazionale della storia e il crescendo di una retorica che si era sempre mantenuta sul basso profilo in (quasi) un anno di esordio.













