Dopo dieci giorni intensi in Africa, con tappe in Camerun, Guinea Equatoriale e Angola - Paesi ricchissimi di risorse ma dove la miseria schiaccia la gente - Leone XIV si è presentato alla conferenza stampa durante il volo di ritorno con una domanda che riassume il senso del viaggio: «che cosa fa il Nord del mondo per il Sud del mondo?». Il confronto con i giornalisti si è però subito spostato sulle tensioni internazionali, in particolare sulla crisi nello stretto di Hormuz, il Medio Oriente e sul cambiamento di scenario in Iran. In questo contesto, il Papa ha ribadito con fermezza la sua posizione: «Non posso accettare la guerra, troppe vittime innocenti». Senza mai citarlo direttamente, il riferimento critico all'approccio interventista di Donald Trump è apparso evidente. Per Leone XIV, infatti, la questione non è tanto se un regime cambi o meno, semmai è come promuovere i valori fondamentali evitando il sacrificio di vite innocenti. La strada indicata resta quella del dialogo a oltranza, anche quando è lungo e faticoso, nel pieno rispetto del diritto internazionale.
Il Papa ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze umane dei conflitti, soffermandosi in particolare sulle vittime civili, soprattutto i bambini, colpiti in Iran e in Libano. Ha raccontato di portare con sé la foto di un bambino musulmano incontrato proprio a Beirut, in Libano, nel dicembre scorso. Quel bambino lo aveva accolto per le strade del quartiere della Dahyeh, roccaforte di Hezbollah, con un cartello di benvenuto e che successivamente è stato ucciso: una storia simbolo del dramma della guerra.
















