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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:35
L’allarme arriva dal vertice di primavera del Fmi e della Banca mondiale. Dopo un marzo già “difficile per l’economia globale”, aprile rischia di esserlo “ancora di più”. A dirlo è la direttrice generale del Fondo Kristalina Georgieva, con un riferimento esplicito alla guerra in Medio Oriente e alle ricadute sulle catene di approvvigionamento globali. Il quadro che emerge dal nuovo Fiscal Monitor è netto: le prospettive di finanza pubblica globale si sono deteriorate rispetto a un anno fa e i rischi sono in aumento. Il Fondo stima che il debito globale “a rischio” nei prossimi tre anni – la quota di debito pubblico vulnerabile a shock negativi – si attesti intorno al 117% del Pil, con una distanza di circa 20 punti percentuali tra lo scenario mediano e quello più avverso, segnale di un’accentuata asimmetria verso il basso.
A pesare è soprattutto il conflitto in Medio Oriente, che secondo il Fondo può tradursi in un ulteriore aggravio dei conti pubblici attraverso più canali: aumento dei prezzi di energia e alimentari, condizioni finanziarie più restrittive (le banche centrali “rischiano di soffocare la crescita se rialzano i tassi troppo rapidamente”, ha sottolineato Georgieva), rallentamento dell’attività economica e crescita delle spese per la difesa. In uno scenario di guerra prolungata, il debito globale a rischio potrebbe aumentare di altri 4 punti percentuali. Non è però l’unico fattore di vulnerabilità. Il Fondo segnala anche il rischio di una correzione degli asset legati all’intelligenza artificiale: un calo del 20% delle azioni statunitensi, con effetti di contagio finanziario globale, farebbe salire il debito a rischio di ulteriori 2,4 punti percentuali. A questo si aggiungono le spinte protezionistiche e la frammentazione geoeconomica, che stanno inducendo i governi a moltiplicare sussidi industriali e misure di sostegno al commercio, con effetti incerti sulla produttività e sulla sostenibilità dei conti.













