Il conto alla rovescia per i bilanci pubblici mondiali ha subito un'accelerazione decisa. Con un monito marcato: «La finestra per un aggiustamento fiscale ordinato si sta restringendo». Il Fondo monetario internazionale, nel nuovo Fiscal Monitor diffuso per gli Spring Meetings di Washington, traccia una linea perentoria complicata dal quadro geopolitico in Medio Oriente. L'Italia entra in questa tempesta con fragilità radicate, mostrando un deficit atteso al 3,4% del Pil nel 2025, previsto in discesa al 3,1% nel 2026 e al 2,8% nel 2027. Il debito pubblico del Paese segue una traiettoria complessa: dal 137,1% del 2025 compirà uno scatto al 138,4% nell'anno in corso, per poi calare al 137,6% nel 2027. Numeri che non permettono compiacenza sulla finanza pubblica.

Fmi: “La stabilità finanziaria è sotto pressione, l’ombra del Golfo minaccia i mercati”

Il panorama globale appare precario e le vulnerabilità odierne - sul lato macroeconomico - si sommano a quelle esistenti, come nel caso dell’Italia o della Francia, così come degli Stati Uniti. «Le dinamiche del debito pubblico globale non sono migliorate in alcun modo materiale nel 2025, e lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha aggiunto una nuova fonte di pressione fiscale a un panorama globale già teso». Le cifre descrivono una situazione senza precedenti in tempo di pace: il debito lordo dei governi è salito a quasi il 94% del Pil nel 2025 e, con le impostazioni attuali, raggiungerà il traguardo del 100% entro il 2029, un limite toccato in passato solo all'indomani della Seconda guerra mondiale. La preoccupazione per i tecnici di Washington non è circoscritta al volume delle passività, ma si estende alla direzione tracciata dalle scelte di bilancio in un'epoca di tassi di interesse onerosi e di accresciuta sensibilità dei mercati. L'impatto del conflitto nel Golfo Persico rappresenta uno shock profondo per i conti statali e per l'economia reale. Le interruzioni logistiche e i danni alle infrastrutture hanno compromesso circa il 20% delle forniture globali di petrolio in transito nello Stretto di Hormuz. Il Fiscal Monitor avverte che la guerra «ha una portata globale materiale, interrompendo le forniture di energia, inasprendo le condizioni finanziarie e costringendo i governi a scegliere tra proteggere le proprie popolazioni dalle impennate dei prezzi e preservare lo spazio fiscale». Questo dilemma colpisce in forma asimmetrica. «I Paesi importatori di energia, in particolare i Paesi in via di sviluppo a basso reddito, affrontano i costi maggiori, mentre il bacino dei potenziali beneficiari è più ristretto rispetto agli shock energetici del passato, poiché i principali esportatori del Golfo sono essi stessi direttamente colpiti dal conflitto».