C'è un grafico che più di altri spiega in che modo i Paesi europei sono posizionati davanti alla crisi iraniana e come negli ultimi anni gli schemi che durante la crisi dei debiti sovrani dividevano gli Stati tra frugali e spendaccioni siano saltati. Chi un tempo era additato per il deficit fuori controllo e per l'alto debito, oggi può vantare saldi di bilancio in netto miglioramento. Di contro, i falchi dell'austerità registrano oggi bilanci in peggioramento. In questo quadro, che combina la differenza di debito e deficit rispetto al 2022, l'Italia svetta ed emerge come il Paese che più di altri è stato capace di creare spazio di bilancio, con un miglioramento di circa 5 punti, dettato soprattutto dal calo del deficit.

Il grafico compare in un'analisi del Meccanismo europeo di Stabilità sulla capacità dell'Unione europea di reagire allo shock energetico provocato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, tracciando un paragone con le tensioni sul mercato del gas che seguirono l'invasione russa dell'Ucraina.

Rispetto al 2022, scrive Rolf Strauch, capo economista del fondo salva-Stati, i Paesi possono contare su alcune trasformazioni del proprio modello energetico che rendono l'Unione più resistente. Basti pensare che la Ue si è affrancata dalla dipendenza dal gas in arrivo da Mosca e ha accresciuto la capacità eolica e solare. La situazione mediorientale ha però messo le capitali europee davanti alla difficoltà di reperire risorse per ridurre i prezzi dei carburanti e sostenere famiglie e imprese. Solo restando all'Italia: dall'avvio del conflitto il governo ha dovuto stanziare circa un miliardo per abbassare il prezzo di benzina e diesel al distributore.