C'è una profonda distanza tra il quadro descrittivo in queste ore dalle Borse mondiali, che ieri hanno dato segnali di ripresa dopo la possibilità della riapertura dei colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti, e le previsioni di crescita pubblicate dal Fondo monetario internazionale nel suo World Economic Outlook. Da Washington il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas ha avvertito che «le previsioni globali sono peggiorate moltissimo dopo l'inizio della guerra in Medio Oriente». E che, continuando in questa direzione, il peggiore degli scenari prevede la recessione, anche se l'outlook del Fondo parla di una crescita positiva per l'Italia, in rialzo dello 0,5%, e per l'Europa, che salirà dell'1,1%.

Al contrario, dopo l'annuncio della Casa Bianca della possibilità di ritornare a Islamabad, i mercati hanno cominciato a credere che la pace possa essere raggiunta nelle prossime settimane e il petrolio è sceso sotto i 100 dollari. In Europa la schiarita sui mercati si è vista già dall'avvio di seduta: le borse del Vecchio Continente hanno chiuso tutte all'insegna dei rialzi, con Milano, una delle migliori, a +1,36%. Lo spread Btp-Bund è sceso a 75,6 punti base, con il rendimento del decennale italiano in calo al 3,78%. A Wall Street sono stati i titoli tecnologici ad aiutare i rialzi per il secondo giorno consecutivo. Oracle ha guadagnato il 5%, dopo il balzo di oltre il 12% della seduta precedente e anche Nvidia e Palantir hanno continuato a salire. L'S&P 500 ha cancellato le perdite accumulate dall'inizio del conflitto e Trump, parlando ai giornalisti, ha detto che «l'altra parte» lo ha contattato dicendogli che vorrebbe «molto» raggiungere un accordo.