La guerra nel Golfo Persico sta già presentando il conto. L'economia italiana frena sotto il peso del conflitto in Medio Oriente. Dopo la scure del Fondo monetario internazionale, arriva l'allarme dell'Ufficio parlamentare di bilancio. I tecnici certificano una brusca frenata in corso. "Il quadro globale è peggiorato a seguito del conflitto in Medio Oriente, con effetti rilevanti sui prezzi energetici e gli scambi internazionali", si evidenzia nell’ultimo rapporto. Una tempesta perfetta minaccia la ripresa del Paese. «L’Upb stima che il Pil italiano nel primo trimestre del 2026 sia cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, con ampi margini d’incertezza», spiegano gli economisti guidati da Lilia Cavallari. Un dato esiguo, figlio di un sistema produttivo in affanno.

I riverberi nefasti della guerra pesano sul tessuto economico in modo evidente. La dinamica in corso conferma le proiezioni diffuse da Washington nelle scorse settimane. Nelle sue analisi, il Fondo monetario ha rivisto in calo la traiettoria di sviluppo attesa per l'area dell'euro e per i mercati emergenti. Questo ridimensionamento appare in linea con le valutazioni di Roma. Il bollettino fotografa una situazione critica per le catene di fornitura. «Con lo scoppio della guerra, la distruzione e il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche, e le conseguenti restrizioni sulle rotte strategiche al transito per le forniture, si sono innescati forti rincari dei prezzi delle materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento globali», evidenziano gli economisti.