Consumi fermi ed export in frenata. Con i ricavi industriali in calo e una quasi stagnazione a livello di prodotto interno lordo. È la prima valutazione realizzata da Cerved sull’impatto economico per l’Italia della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele in Iran. Stima in cui, inflazione e tassi a parte, si concretizza una revisione al ribasso per tutte le principali variabili. Cerved, parte del gruppo Ion di Andrea Pignataro, che aveva stimato per l’industria nazionale un biennio in parziale recupero in termini di fatturato, aggiunge allo scenario di base precedente un’ipotesi più conservativa. Con una crisi perdurante per più mesi e un prezzo del greggio destinato comunque a restare a lungo al di sopra dei livelli 2025, i ricavi reali delle aziende sono visti in calo dello 0,2% quest’anno, di quasi un punto il prossimo. Tempi e modi della crisi saranno ovviamente determinanti e le valutazioni sono soggette ad ampia volatilità ma i meccanismi di trasmissione dello shock sono purtroppo noti, ricalcando in parte l’esperienza dell’invasione russa in Ucraina. I rincari di gas, petrolio, ed energia elettrica colpiscono in modo particolarmente severo i settori più esposti dal punto di vista di questi input. Come piastrelle, carta, vetro, cemento e materiali da costruzione, laterizi, acciaio e fonderie. Shock che si allarga alla filiera della logistica e dei trasporti, a sua volta input trasversale di più comparti produttivi. Danni all’industria così come all’agricoltura, nell’ipotesi di un aumento cospicuo dei listini di fertilizzanti e carburanti. Al tema dei rincari si aggiunge poi quello logistico, con ostacoli alla supply chain legati al blocco di Hormuz. Shock verso la manifattura a cui si aggiungono quelli legati alla filiera allargata del turismo, per cui è prevedibile una contrazione significativa dei ricavi.