La guerra in Medio Oriente non può che dare un duro colpo all’economia italiana. Le previsioni di primavera del Centro Studi di Confindustria tagliano le stime di crescita. Gli scenari messi nero su bianco nel rapporto pubblicato oggi, mercoledì 25 marzo: nella peggiore delle ipotesi, un conflitto che si protrae fino alla fine dell’anno. E qua il Pil è visto «in recessione» a -0,7%.

Altri quattro mesi rischiano, invece, di portare alla «stagnazione» con crescita ferma. Mentre una frenata entro la fine del mese di marzo significherebbe che «la crescita in Italia nel 2026 sarà pari a +0,5%, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di meno 0,2 punti percentuali». E l’anno prossimo ci sarebbe un recupero solo moderato (+0,6%), «rimanendo su ritmi molto contenuti», trainato «dai consumi delle famiglie e dagli investimenti».

Gli scenari dei costi energetici

Attenzione poi sul fronte energetico. Nello scenario più ottimista «il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025». Se il termine del conflitto fosse a giugno, «arriva al +60%». In quello più cupo l’incremento sarebbe a tre cifre, ossia del 133%. Ecco le conseguenze: «Questo significa, meccanicamente e per il solo impatto diretto sui prezzi energetici al consumatore finale, un potenziale aumento di oltre +13 punti dell’inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025. Per confronto, nel 2021-2022 l’inflazione italiana ha registrato un balzo da circa zero a +12%, cioè di +12 punti percentuali dal minimo al massimo calcolati in termini mensili».