Con le previsioni di primavera, il Centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l’impatto del conflitto in Iran. Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l’anno, 10 mesi, il Pil 2026 è visto «in recessione» a - 0,7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, «è stimato in stagnazione», crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo «sarà pari a +0,5%». Ad autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era +0,7%.
I tre scenari «non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave»: per Confindustria «si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie».
Orsini: urgenti misure incisive e forti per le imprese
«Quello che chiediamo è di mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee», indica il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, commentando le stime. «Pensiamo a Eurobond, pensiamo a ciò che è stato fatto durante il Covid», «ad un debito pubblico comune, ad avere un mercato unico europeo dell’energia»: bisogna «poter dare una risposta velocemente». Servono «misure urgenti soprattutto a livello europeo». «Oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee ma che non possiamo permetterci di metterci troppo tempo».









