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Ultimo aggiornamento: 13:59

Il centro studi di Confindustria disegna un quadro a tinte fosche rispetto alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele e taglia le stime di crescita. Gli esperti segnalano tre scenari: stagnazione dell’economia con quattro mesi di guerra, recessione se il conflitto durerà altri dieci mesi. Se invece si dovesse giungere ad una conclusione dello scontro entro marzo la crescita del Pil 2026 “sarà pari a +0,5%”. Fino allo scorso autunno la stima degli economisti era +0,7%.

I tre scenari “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per Confindustria “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.

Se la guerra in Iran dovesse chiudersi entro marzo, Confindustria ritiene che “il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025”; con altri quattro mesi di conflitto, dunque fino a giugno, “arriva al +60%”; valutando una guerra che non terminerà prima della fine dell’anno “sale addirittura al +133%”. “Questo significa, meccanicamente e per il solo impatto diretto sui prezzi energetici al consumatore finale – spiegano gli economisti – un potenziale aumento di oltre +13 punti dell’inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025” e “+6 punti nello scenario intermedio”.