Con le previsioni di primavera, il centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l'impatto del conflitto in Iran.

Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l'anno, 10 mesi, il Pil 2026 è visto "in recessione" a - 0,7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, "è stimato in stagnazione", crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo "sarà pari a +0,5%". Ad autunno la stima degli economisti di viale dell'Astronomia era +0,7%.

I tre scenari "non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave": per Confindustria "si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l'economia di imprese e famiglie".

Se la guerra in Iran finisce entro marzo "il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025"; con quattro mesi di conflitto, fino a giugno, "arriva al +60%; con 10 mesi di conflitto, fino a fine anno, "sale addirittura al +133%". Lo stima il centro studi di Confindustria. "Questo significa, meccanicamente e per il solo impatto diretto sui prezzi energetici al consumatore finale - spiegano gli economisti di viale dell'Astronomia - un potenziale aumento di oltre +13 punti dell'inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025" e "+6 punti" nello scenario intermedio". "A questo impatto diretto vanno aggiunti gli effetti di second round, ovvero gli aumenti dei prezzi di beni e servizi non energetici che incorporano l'aumento dei costi energetici" che "in Italia si sviluppano in circa 6 mesi dallo shock iniziale". Con uno stop alla guerra in Medio Oriente entro marzo l'inflazione "è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al 3%".