L’inizio del 2026 lascia ben sperare grazie ai consumi che a febbraio mettono a segno un +1,3% mentre il Pil è a +1,4%. Valori che a marzo rallentano con un +1,1% mentre l’inflazione cresce al +1,8%. Nel primo bimestre la ripresa dei consumi non è solo trainata dal cura della persona, tempo libero, turismo e la coppia elettronica di consumo e tecnologia ma anche la vendita di beni durevoli come l’auto mentre l’abbigliamento ferma la caduta. Questi i dati chiave dell’analisi congiunturale di Confcommercio. Ora, con il conflitto si apre un nuovo capitolo per effetto degli impatti immediati sull’energia e l’Ufficio studi dell’associazione stima un’inflazione al +1,8% «un valore ancora molto gestibile e dentro i target delle autorità monetarie - segnala la nota di Confcommercio -. L’aspetto preoccupante è che non può essere liquidato come un caso isolato, ovviamente. Già questo, però, avrebbe un impatto negativo sull’attività del mese di marzo che fletterebbe di un decimo di punto rispetto a febbraio. Il tendenziale del PIL di marzo sarebbe comunque sopra l’1%: ciò che comporterebbe un primo trimestre in crescita all’1% rispetto a un anno prima, un valore che non si registrava dall’ultimo quarto del 2023».
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