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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:46
Dopo settimane di posizionamenti e riposizionamenti delle truppe in campo, tra chiacchiericci e dicerie, la battaglia per il controllo del Monte dei Paschi di Siena entra nel vivo, dando la parola ai soci che si riuniscono oggi in assemblea per nominare il nuovo consiglio di amministrazione della banca più travagliata d’Italia. Sul piatto c’è la gestione del gruppo salvato dallo Stato, che ha da poco conquistato Mediobanca portando il controllo delle Generali, il più importante – e unico – conglomerato finanziario del Paese, sotto l’ala degli eredi Del Vecchio e di Francesco Gaetano Caltagirone. Con la benedizione del ministero dell’Economia che ancora ha in mano il 4,9% dell’istituto oggi candidato a terzo polo bancario italiano.
Lo scontro è senza precedenti, non solo per gli eventi inediti che si sono già svolti, ma anche per le modalità che verranno utilizzate per nominare il consiglio di amministrazione che rendono estremamente difficile fare una previsione realistica sugli esiti del voto. Il Monte dei Paschi è la prima società quotata ad aver presentato una lista di candidati per il nuovo cda proposta dal board uscente secondo le regole della legge Capitali. Quella varata l’anno scorso dal governo Meloni, che aveva prestato orecchio alle lamentele di Caltagirone sui meccanismi di autoperpetrazione dei consigli di amministrazione. Era un’era geologica fa, quando il costruttore romano e Del Vecchio non riuscivano a entrare nella stanza dei bottoni delle Generali nonostante ne fossero azionisti più che rilevanti, mentre il consiglio di amministrazione della compagnia si andava rinominando con il placet della vecchia Mediobanca pre conquista. La norma che porta la firma del sottosegretario all’Economia e aspirante presidente della Consob, Federico Freni, sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2025, giusto in tempo per l’ultimo rinnovo del consiglio di amministrazione delle Generali. Poi però le verifiche della Consob sono andate lunghe e così si parte quest’anno. Quando, cioè, gli ispiratori della legge Capitali si trovano in una condizione diametralmente opposta, con Caltagirone che in questo caso sostiene la lista del cda. Ma con le nuove regole il consiglio non ha la strada spianata neanche se la sua lista ottiene la maggioranza dei voti in assemblea. In tal caso, infatti, la norma prevede che i candidati vengano votati singolarmente da tutti gli azionisti, anche da quelli che hanno sostenuto altre compagini. E così non è detto che la lista vincente venga poi rispecchiata nella composizione finale del consiglio di amministrazione. Dove per altro le poltrone saranno assegnate proporzionalmente a tutte le liste votate












