Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

4 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 19:11

Non c’è pace a Siena, dove l’amministratore delegato del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, sarà messo alla porta nonostante i suoi servigi. Il banchiere che dopo aver risanato il Monte ha portato a termine la conquista di Mediobanca e, quindi, delle Generali, non è gradito al socio forte Francesco Gaetano Caltagirone, si sa. Nonostante i toni subordinati delle telefonate con il costruttore-editore captate dagli investigatori nel corso delle indagini sulla scalata di Piazzetta Cuccia, Lovaglio non ha fatto mistero di avere una certa autonomia di pensiero sulla gestione della banca e, soprattutto, della preda appena conquistata. Ora però non gode più dell’ombrello del ministero dell’Economia, che pure gli ha rinnovato la sua fiducia e gratitudine per il risanamento di Siena, ma “il ruolo del governo è terminato”, come ha sintetizzato Giorgia Meloni nei giorni scorsi, annunciando che l’esecutivo non avrebbe partecipato alla scelta del nuovo vertice della banca toscana, benché il dicastero di Giancarlo Giorgetti abbia ancora in mano il 4,9% dell’istituto. Una scelta, quella di farsi da parte, che è stata resa più che opportuna dall’inchiesta giudiziaria sulla scalata a Mediobanca condita dalle indagini per insider trading a carico dell’ex rappresentante del Tesoro nel consiglio di Mps, Stefano Di Stefano.