La guerra (nell’area del Medio Oriente) cambia lo scenario globale dell’economia: emergono rischi per la crescita e per l’inflazione, che era scesa e aveva consentito di allentare le politiche monetarie. Ora le cose mutano: «Le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il Medio Oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali».
Il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, lo dice chiaramente nella sua relazione all’assemblea ordinaria dei partecipanti (quella che approva il bilancio): «Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi».
L’aumento di petrolio e gas indebolisce le prospettive di crescita
Panetta ricorda che «l’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto». In questo contesto, nel 2025 l’attività economica nell’area dell’euro mostrava segnali di rafforzamento, sostenuta dalla ripresa degli investimenti e dal consolidamento dei consumi: «Anche in Italia la crescita del Pil è stata trainata dagli investimenti e dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Lo scorso dicembre si prevedeva che la domanda interna avrebbe continuato a fornire un contributo positivo nell’anno in corso e in quelli successivi». Sugli effetti della crisi rispetto alla crescita Bankitalia venerdì prossimo renderà note le previsioni nel Bollettino economico.













