Nel nuovo scenario segnato dalle tensioni in Medio Oriente, le banche centrali tornano a muoversi su un terreno incerto, tra inflazione in risalita, crescita in rallentamento e mercati finanziari ancora sorprendentemente resilienti. Il quadro delineato dal governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, e dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, converge su un punto: lo choc energetico legato al conflitto con l'Iran, rischia di produrre effetti più persistenti di quanto oggi incorporato nelle aspettative mettendo a rischio la crescita con l'inflazione in agguato.
Panetta, intervenendo all'assemblea sui conti 2025 di Banca d'Italia, ha detto che dal punto vista della politica monetaria la Bce e l'Europa si trovano comunque in una posizione migliore per affrontare l'inevitabile fiammata sui prezzi: fra gli elementi positivi ricordati dal Governatore vi sono un mercato del lavoro migliore, banche redditizie e ben patrimonializzate. Certo gli effetti andranno valutati nella loro intensità, rileva Panetta: «Dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative». E qui torna a ricordare il timore di «un circolo vizioso tra prezzi e salari», tradizionale bestia nera delle banche centrali. Un pericolo che, post 2022, non si è verificato almeno in Italia. Panetta ripete poi il messaggio lanciato dall'Eurotower a marzo quando ha tenuto i tassi fermi: le decisioni saranno guidate volta per volta dai dati. La trasmissione dello choc alle retribuzioni sarà determinante per capire se l'attuale fiammata inflattiva resterà temporanea o si consoliderà. In questo contesto, la linea resta quella già indicata dalla Bce: decisioni guidate dai dati, senza automatismi.







