Lo spoglio delle schede in un seggio

Avolte la cronologia degli avvenimenti aiuta a capire. Allora, 1992: la Prima Repubblica è ai titoli di coda, un’inchiesta della Procura di Milano (e poi, a ruota, di molte altre) svela corruzioni, concussioni, finanziamenti illeciti. La popolarità dei magistrati è intorno al 90 per cento.

Seconda metà degli anni 90 e primi anni Duemila. Silvio Berlusconi è oggetto di diverse inchieste della magistratura. L’opinione pubblica si spacca in due. Metà degli italiani pensa che le Procure siano politicizzate.

Un paio di mesi fa. I sondaggi danno una decina di punti percentuali di vantaggio al SÌ alla riforma della giustizia. La magistratura ha perso molta popolarità. Pesano le tante inchieste sui politici finite nel nulla e, con esse, l’idea diffusa di un’indebita ingerenza delle toghe; pesano gli errori giudiziari, pesa la sensazione di un’impunità sostanziale dei magistrati responsabili di gravi errori.

Oggi. Il NO vince, anzi stravince. Che cosa è successo in così poche settimane? È successo che il Fronte di SÌ ha fatto tutto quello che poteva fare per perdere. Goffe e grevi accuse, promesse di «fargliela pagare», annunci di altri e più gravi interventi dopo l’immancabile vittoria del SÌ, ad esempio sottrarre alla magistratura la titolarità delle indagini. Morale: il Fronte del sì ha spaventato gli italiani.