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Ultimo aggiornamento: 6:21

E’ facile e scontato parlare male della buonanima di Silvio Berlusconi. La sua eredità politica è l’albero dal quale sono maturate le mele avvelenate di questo scorcio di Seconda Repubblica. Una dote allo scomparso Cavaliere va riconosciuta. E’ stato un formidabile comunicatore. Un postumo messaggio che i suoi eredi di governo non hanno raccolto.

Berlusconi sarebbe inorridito di fronte alla autolesionistica campagna condotta per il Sì al referendum. Non l’avrebbe mai affidata a Santanché e Tajani, Bignami e Donzelli, Delmastro e Bartolozzi, Sallusti, Bocchino, Sechi & e a tutti i corifei dell’informazione embedded al governo. Il Cavaliere avrebbe silenziato d’autorità il ministro guardasigilli Nordio, impedendogli con le sue grossolane gaffe di confessare i trucchi nascosti nella legge. Avrebbe intimato a Meloni di astenersi dalle rovinose (per la destra) intemerate contro i giudici. “Se vincerà il No, stupratori pedofili e spacciatori e immigrati illegali verranno messi in libertà”.

Sulla famiglia nel bosco: “Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco”. Dimenticava, Meloni, che il decreto Caivano approvato dal suo governo del 2023 punisce il reato di abbandono dell’obbligo scolastico e commina pene fino ai due anni ai genitori responsabili, arrivando a sottrarre loro la potestà genitoriale come hanno deciso, ma a tempo determinato, i giudici abruzzesi.