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21 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:21
E’ facile e scontato parlare male della buonanima di Silvio Berlusconi. La sua eredità politica è l’albero dal quale sono maturate le mele avvelenate di questo scorcio di Seconda Repubblica. Una dote allo scomparso Cavaliere va riconosciuta. E’ stato un formidabile comunicatore. Un postumo messaggio che i suoi eredi di governo non hanno raccolto.
Berlusconi sarebbe inorridito di fronte alla autolesionistica campagna condotta per il Sì al referendum. Non l’avrebbe mai affidata a Santanché e Tajani, Bignami e Donzelli, Delmastro e Bartolozzi, Sallusti, Bocchino, Sechi & e a tutti i corifei dell’informazione embedded al governo. Il Cavaliere avrebbe silenziato d’autorità il ministro guardasigilli Nordio, impedendogli con le sue grossolane gaffe di confessare i trucchi nascosti nella legge. Avrebbe intimato a Meloni di astenersi dalle rovinose (per la destra) intemerate contro i giudici. “Se vincerà il No, stupratori pedofili e spacciatori e immigrati illegali verranno messi in libertà”.






