Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
24 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 20:24
Poco nei salotti tv romani, molto nelle province in mezzo alla gente. Il porta a porta e i social media come mezzi principali di comunicazione. Mai scendere nella rissa, ma tenere il discorso sul piano più alto possibile. Non cercare di “rubare” voti al governo, ma di raccoglierli nelle praterie dell’astensionismo. La campagna referendaria dell’Associazione nazionale magistrati, condotta attraverso il comitato “Giusto dire No“, si è rivelata un capolavoro strategico, capace di far vincere una battaglia apparentemente impossibile fino a qualche mese fa. E un ruolo fondamentale, in questo senso, l’hanno avuto i consulenti di comunicazione scelti dalle toghe: i creativi di Proforma, l’agenzia barese “esplosa” con il primo successo di Nichi Vendola alle Regionali in Puglia (che poi ha seguito, tra gli altri, anche Matteo Renzi nella corsa alla segreteria del Pd). Sono loro ad aver ideato il primo messaggio-chiave della corsa del No, comparso a gennaio sui primi manifesti nelle stazioni: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”. Lo slogan ha fatto imbestialire il centrodestra: nella sua conferenza stampa di inizio anno, la premier Giorgia Meloni l’ha definito una “menzogna”, mentre il presidente di uno dei comitati per il Sì, ha presentato addirittura una denuncia in Procura accusando i magistrati di “diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico“. Il vespaio, però, ha funzionato da amplificatore formidabile per la campagna del No: “È stata la svolta, da quel momento hanno iniziato a rincorrerci. Ci hanno regalato due settimane gratis sui social, con i nostri messaggi rilanciati ovunque”, riassume un dirigente del comitato.






