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Ultimo aggiornamento: 15:50
Di fronte alla sconfitta che abbiamo subito nei referendum meritoriamente promossi dalla Cgil, credo che sia opportuno fare una riflessione approfondita sulle ragioni di questo risultato.
Nella scarsa affluenza al voto ha indubbiamente pesato la scelta del governo e di larga parte dei media di oscurare la questione evitando che diventasse oggetto di un pubblico dibattito, di un confronto nel merito. Il tutto complicato dalla sfiducia verso il voto che è oramai larghissima, specie negli strati popolari. Oltre a questi elementi vi sono stati però altri motivi per cui siamo arrivati a questo risultato deludente e questi riguardano noi, chi ha promosso e appoggiato i referendum e non mi pare utile nasconderli.
Innanzitutto la torsione politicista del significato del voto, sovente presentato contro il governo e contro le destre. In una situazione in cui metà del popolo italiano non va a votare nelle elezioni perché non si ritiene rappresentato dagli schieramenti politici esistenti e in una situazione in cui una parte non piccolissima degli strati popolari vota a destra, questa scelta è stata deleteria. Ha riprodotto nella testa di milioni di persone lo scontro tra centro destra e centro sinistra, quello a cui non partecipano quando ci sono le elezioni e contemporaneamente ha reso difficile per gli elettori di destra che condividevano i contenuti dei referendum di votare. Il referendum aveva una possibilità di affermarsi se si presentava come rigorosamente sociale, per restituire diritti alle classi lavoratrici e spezzare una politica liberista che è stata praticata negli ultimi quarant’anni da entrambi gli schieramenti politici.











