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Ultimo aggiornamento: 12:54
di Giovanni Muraca
È ancora cristallizzato nelle nostre menti quel momento in cui, fuori dal Senato, passato l’ultimo ok da Palazzo Madama, gli azzurri della maggioranza si ritrovavano a festeggiare baldanzosi intestando al fu Silvio Berlusconi il passaggio a Referendum della riforma della Giustizia. Riforma a firma Nordio che, dopo aver perso, si carica della responsabilità di questo fallimento sullo sfondo di una compagine di Governo che, dietro le quinte, comincia a lanciarsi j’accuse a vicenda.
Una sconfitta, questa, che per la premier è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mentre il silenzio degli stessi promotori della riforma rimbomba, a distanza di qualche ora degli scrutini, la premier manda le prime dichiarazioni per poi proseguire con quasi venti e passa ore di consultazioni interne. Un silenzio che s’interrompe nel tardo pomeriggio del 24 marzo 2026. Un fulmine a ciel sereno arriva da Via della Scrofa: arrivano le dimissioni di Andrea Delmastro – ex sottosegretario alla Giustizia – e Giusi Bartolozzi – capo di Gabinetto del Ministero di via Arenula. Due persone che, a conferma delle voci di corridoio, per gli eventi di cui sono stati entrambi protagonisti negli ultimi giorni (caso Almasri, società con prestanome della malavita), stavano diventando un problema enorme. Ma nonostante il peso, la premier, prima della vittoria del No, era pronta a difenderli a spada tratta.
















