C’è un fantasma che aleggia nei palazzi del potere: l’instabilità. La sconfitta di Giorgia Meloni al referendum costituzionale sulla Giustizia ha costretto la premier al colpo d’ala che ha prodotto le dimissioni del ministro del Turismo Daniela Santanché, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro e del capo di gabinetto dello stesso ministero Giusy Bartolozzi. La premier ha chiari i rischi che corre a un anno e mezzo dalla scadenza naturale della legislatura. Nel giro di poche ore uno dei governi più longevi della storia repubblicana è piombato nell’incertezza politica, nel mezzo di una guerra ancor più incerta negli esiti.
I primi a lanciare l’allarme sono stati i vertici di Confindustria. Ecco cosa scrive l’ultimo rapporto del suo centro studi: «È importante nei prossimi anni riuscire ad avere governi stabili e a mantenere una determinazione condivisa trasversale tra le forze politiche su alcuni punti cruciali dell’azione di governo». Un invito aperto alla responsabilità repubblicana nel timore che la crisi internazionale travolga il governo più di quanto non sia già accaduto con lo schiaffo degli italiani nel referendum. Non c’è solo la preoccupazione - sempre più forte al Quirinale - di avere un governo in grado di gestire i passaggi più delicati della guerra. C’è da gestire un contesto economico che peggiora di giorno in giorno.










