La notte le ha tolto il sonno ma ha portato consiglio. Il day after la débâcle referendaria, Giorgia Meloni riparte innescando uno tsunami dentro il governo ma anche nel suo partito. Via Giusi Bartolozzi da capo di gabinetto del ministero della Giustizia, punto primo. E via Andrea Delmastro - scelta dolorosissima ma necessaria - dal ruolo di sottosegretario di via Arenula. Ma per la premier, e per diverse file di colonnelli, deve uscire di scena anche Daniela Santanchè, altro anello debole della catena per via di una serie di indagini che pendono sulla sua testa. Ma c’è una variabile di cui la presidente del Consiglio non tiene conto. La resilienza dei diritti interessati a lasciare la poltrona. O meglio di due dei protagonisti di un martedì nero in cui a tratti sembra venir giù tutto.
Il primo a resistere è il Guardasigilli. Che non rischia il posto - Meloni non ha mai pensato a una sua rimozione - ma che difende a spada tratta il suo braccio destro, talmente fida da essersi vista affibbiare nei palazzi romani il nomignolo sprezzante di zarina. Nordio - che al mattino, ospite di Skytg24, aveva sostenuto che Bartolozzi sarebbe rimasta al suo posto - si batte come un leone al telefono con la premier, che resta tuttavia irremovibile nella sua scelta: lei è fuori. Non tanto per le uscite sguaiate a Telecolor sulla riforma della giustizia - uno dei peggiori scivoloni di una campagna elettorale da dimenticare - quanto per le foto che la ritraggono assieme a Delmastro a cena dalle “Bisteccheria d’Italia”, il ristorante su cui il sottosegretario, ormai ex, aveva investito mettendosi in società con la figlia di Caroccia, il prestanome finito nell’inchiesta sul clan criminale che fa capo a Michele Senese, detto ‘o pazzo. Un po’ troppo per chi voleva riformare la giustizia.











