Giorgia Meloni riparte da uno dei dossier più roventi sulla sua scrivania. Ore 11 di ieri, Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio arriva nella sede del governo e vede il suo staff per fissare le priorità, i dossier da far camminare in corsia preferenziale.

A partire dalle urgenze economiche, con il decreto che ha paralizzato le accise che scadrà a giorni, per l'opposizione nient’altro che una misura spot adottata dal governo a ridosso dell'appuntamento alle urne per convincere gli italiani a barrare la casella del sì sulla riforma della giustizia. Poi è andata come è andata, ma la paralisi dello Stretto di Hormuz continua a far schizzare i costi dell'energia e a togliere il sonno, con le bollette e il prezzo del carburante che si fa fatica a tenere a bada nonostante le misure adottate in via emergenziale.

Bisogna fermare la slavina, per questo la premier in tarda mattinata fa il punto con il Mef, per capire come arginare uno smottamento che preoccupa l’opinione pubblica. Mordendo le tasche dei cittadini. Fuori dalle pareti damascate di Palazzo Chigi splende un sole primaverile che sembra quasi restituire l’immagine plastica di un governo che si appresta a lasciarsi il peggio alle spalle. Con l’esecutivo che, gelato dalla battuta d’arresto sulla riforma Nordio, per giorni sembrava aver smarrito la rotta, complice il silenzio impenetrabile della premier dopo l’uscita di scena di due super big di Fdi come Santanché e Delmastro.