Ritorno alle origini. Blocco navale, caccia agli scafisti, fondi e tutele per le forze dell’ordine. Giorgia Meloni riparte dal dossier sicurezza. Nelle prossime ore sarà convocato a Palazzo Chigi un vertice per dare un segnale politico agli elettori su una antica battaglia della destra al governo. Alla riunione voluta dalla premier Giorgia Meloni e dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ci sarà, fra gli altri, Matteo Piantedosi. Ed è anche questo un segnale ma ad uso e consumo interno: il ministro, dopo giorni di maretta per il caso Claudia Conte e il pressing delle opposizioni sui presunti rapporti con la giornalista e presentatrice finita al centro di un polverone, resta al suo posto. Ergo: nessun rimpasto né cambi della guardia al Viminale in vista (Matteo Salvini avvisato).
Meloni vuole una scossa sui provvedimenti securitari incagliati nelle sabbie mobili del Parlamento. Come il Ddl sicurezza per dare tutele e risorse alle forze dell’ordine, con i sindacati in pressing sul governo. O ancora il Ddl immigrazione che al suo interno contiene il famoso “blocco navale”.
In caso di minaccia grave per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale, ad esempio terroristica ma vale anche se si verifica un’eccessiva pressione migratoria, il governo può impedire alle navi umanitarie o alle ong di trasportare migranti nelle sue acque territoriali. Imponendo un cambio di rotta: saranno altri Paesi costieri, in questi casi, a farsi carico dei naviganti. Il via libera politico su queste norme era già arrivato a inizio anno. Come del resto, fra le polemiche, il semaforo verde al “decreto legge sicurezza”, il giro di vite su criminalità comune e disordini di piazza, con le norme “anti-maranza”, che il governo vuole spedire in aula senza mandato del relatore, cioè affossando gli oltre mille emendamenti presentati dalle opposizioni. Perché tanta urgenza? Perché, spiegano fonti informate, la premier vuole puntare molto e più di prima sulla sicurezza in vista della lunga campagna per le elezioni politiche. Mossa ragionata e per certi versi obbligata, a due settimane dalla sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere. Che ha costretto a rimettere mano all’agenda di governo. Da un lato la frenata alle riforme della giustizia: archiviata ovviamente la riforma costituzionale, nessuno ora intende rimettere mano a leggi politicamente spinosissime che propongono di intervenire sull’ordinamento giudiziario, vedi le proposte di stampo forzista per limitare le intercettazioni e i trojan o indirizzare le indagini delle procure.






